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«Il rito non s’inventa, c’è! Non possiamo farne a meno. Se vogliamo strutturare la nostra vita, darle una forma dobbiamo ricorrere al rito. È una modalità di agire che fa uscire dalla dinamica della produttività e del rendimento per diventare essenzialmente comunicazione, stabilisce cioè legami e impronta relazioni. […] In tal senso le religioni nascono dai riti, non li precedono. Hanno bisogno del rito per produrre e comunicare senso. E ne devono rispettare la natura e il comportamento. È inevitabile, pena l’insignificanza e il declino della religione stessa. Su questa base antropologica si fonda anche l’importanza del rito nella religione cattolica e la sua centralità nell’esperienza della fede»

Questo spunto interessante è parte di un editoriale pubblicato sulla rivista bimestrale di divulgazione teologica, CredereOggi, curata dai frati minori conventuali di Sant’Antonio da Padova ed edita dalle Edizioni Messagero di Padova.

La ritualità è uno degli assi portanti dell’assetto comunicativo ed interpretativo di qualsiasi religione. Si compone di una grammatica di gesti e simbologie utilizzati per unire (il verbo greco synballein ha proprio questo significato), in alcun casi conciliare, i fedeli intorno ad un unico modo di intendere la funzione del culto religioso.

La ritualità, secondo accreditate teorie antropologiche, non è altro che il meccanismo attraverso cui la società si ricorda del suo passato mitico: in altre parole il rito assume una funzione mnemo-cinetica e collettivizzante.

Intorno a questo tema, che desta interesse e curiosità, mi permetto di segnalare un breve ma interessante saggio della dott.ssa Nicoletta Antonello Vincentini dal titolo La stella nel segno dei pesci – Mito, rito e simbolo nel Cristianesimo.

https://nicolettaantonello.jimdo.com/saggistica/