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Ogni giorno prendo prima la verde e poi la rossa e viceversa. Ogni giorno da un anno. Prima prendevo solo la rossa e prima ancora bazzicavo a giorni alterni anche la gialla. Così, da ormai quasi dieci anni. In dieci anni di pendolarismo ne possono succedere di eventi bizzarri, alcuni divertenti, la maggior parte tristi e snervanti. In dieci anni di ritardi, cancellazioni, aria fredda in inverno e calda in estate e molto altro, nolente o volente ho avuto a che fare con altri pendolari, altre persone che come me, con pioggia o sole, ogni giorno marciano al richiamo del “reggersi agli appositi sostegni”, verso la loro meta.

Ci sono dei giorni in cui la mia mente è completamente altrove. Satura di impegni, dubbi, speranze, progetti, desideri… Un calderone strabordante di ingredienti che ribollono tutti insieme e a cui io cerco e ricerco di dare un ordine che sia logico, quantomeno per me. In quei giorni non mi accorgerei della Regina Elisabetta neanche se me la trovassi di fronte. 

Non sono sempre così però. Capita che la mia connessione col mondo sia attiva e allora è come se percepissi esattamente l’attimo. Il momento che sto vivendo e il luogo in cui mi trovo. 

È una sensazione strana che richiama sull’attenti il mio lato curioso che inizia subito ad osservare, bramoso di captare la vita intorno a me. Noto la vita delle persone che mi circondano, compagni di viaggio, chi per il tempo di una fermata chi per tutto il tragitto. Notare è un’azione pericolosa perché ti porta ad accorgerti di dettagli scomodi che molto spesso preferiresti evitare. Ti porta inevitabilmente ad essere coinvolto in un giro di giostra su cui, a volte, vorresti non essere mai salito.

Succede quando, per esempio, incroci lo sguardo di una donna con gli occhi pieni di lacrime che basterebbe un battito di ciglia a far straripare sulle guance. Incroci il suo sguardo giusto il tempo di un attimo, poi la metro si ferma e lei va via. E tu rimani lì, con un senso di impotenza nel cuore e un insensato desiderio di aver voluto fare qualcosa. Poi la metro si ferma ancora. È Palestro e ti incammini verso l’ufficio.