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Fado, dal latino Fatum. Destino.

Non poteva essere altrimenti, non poteva non esserci un legame, indissolubile, anche nel nome, con il destino appunto, con il fato. Forse è proprio lo stesso nome che contribuisce a rendere incerte le origini del Fado, a renderne ambigua la provenienza. È probabile che nasca dalle canzoni dei navigatori portoghesi, dei marinai lontani dai cari, dagli affetti, o forse dagli schiavi brasiliani e dal loro modo di trasformare la disperazione in melodia.

Ciò che è certo, è che i temi del Fado, espressi con armonie meravigliose, generate dalla Guitarra portoguesa, dalla Viola do Fado, dal Cavaquinho e da voci di straordinaria potenza espressiva, trattano la lontananza, la separazione, la saudade, quella nostalgia antropica che, nonostante ci stia provando, non può essere tradotta, ma solo compresa. È il sale della terra, con un termine caro a Sebastião, è il frutto di una notte silenziosa che sa ascoltare i Fadisti vestiti di nero. È il ricordo di un’amata, o della madre, che balena al marinaio dalla fronte sudata in una sera estiva. Mi chiedo, con parole non mie ( è la mia specialità) ‘Ma come fanno i marinai?’ 

Tutta roba vecchia, penserete. Forse è così, forse scrivo di cose che in questi termini non esistono più, forse parlo di ciò che non ho vissuto e che quindi acquisisce un quid romantico, viene edulcorato. Se è vero però che il marinaio è chi parte, chi si allontana dalla propria riva, con il desiderio di poterla riabbracciare quella riva, o la propria donna magari, chi vive il mare, chi tene o’ mare, è vero anche che questo distacco necessita un atto di coraggio, per certi versi un atto di fede.

Fede, infatti. Speranza, attesa, fiducia. Fiducia nel destino, fiducia nelle proprie preghiere, rivolte verso l’alto, così da allontanarsi anche fisicamente dal mare, diametralmente opposto rispetto al cielo, allontanarsi dall’acqua, da colei che per certi versi, intossica.

Il marinaio oggi viaggia su imbarcazioni di fortuna, al fianco di tantissimi altri compagni. Se va bene giunge a destinazione in condizioni pietose, affamato e disidratato; se va male, a destinazione non ci arriva. È un marinaio e in quanto tale lascia gli affetti, l’amore, le amicizie, inseguendo un sogno che ha l’odore del sale e che, se Dio vuole, si conclude al porto. In uno dei tanti, si spera, porti che accoglie il marinaio, che però oggi la barca non la guida più, non è più al timone e, pur non essendo mai stato padrone del proprio destino, ora non può nemmeno più tentare di opporsi e ribellarvisi. Oggi, il marinaio è totalmente nelle sue mani, nelle mani del Fatum, del Fado in un certo senso. 

E il porto, che è sempre stato luogo di scambio, di contatto, di vivace confronto, di relazione, di conoscenza e senza retorica, di accoglienza, non deve diventare il simbolo del rifiuto e della preclusione, del pregiudizio e della chiusura. 

Ah, che immensa Bellezza,
la mia terra, il mio monte, la mia valle
delle foglie, dei fiori, dei frutti dorati
guarda se riesci a vedere le terre della Spagna
le spiagge del Portogallo
La vista annebbiata dal pianto.
Madre, addio. Addio, Maria.
Ricorda bene
che io qui ti faccio un giuramento:
o ti porterò in chiesa
o sarà stato il Dio che servo
a darmi sepoltura in mare.*

*Amalia Rodrigues, Fado Português 

Illustrazione di Alice Tomola