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CULTO (lat. cultus, da colo “venero”)
Culto significa in generale adorazione di Dio, relazione con ciò che è sacro, e in questo senso equivale a “religione”; ma significa anche, in particolare, le usanze e gli atti per mezzo dei quali il sentimento religioso si esprime.

La venerazione o adorazione di un dio o più dei è qualcosa di intrinsecamente umano che accompagna l’uomo dalla nascita della civiltà, nel senso più ampio di questo termine. La questione del culto non può essere considerata al di là di quella del luogo e quindi del territorio del culto.

Per comprendere al meglio il legame tra l’adorazione e i luoghi di culto vorrei gettare uno sguardo al cristianesimo e, in generale, alla figura di Gesù: a parte il famoso passo del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!» (Vangelo di Giovanni 2, 13-25) denunciando così la deriva per la quale il tempio del padre si stava trasformando in mercato – e con cui Gesù mostra il suo profondo rispetto per l’edificio del culto pubblico – è interessante comprendere quanto egli relativizzando il luogo del culto, riconosce a sé stesso (il suo corpo) la natura di Tempio vivente.

I luoghi del culto in quanto materiali, sono ovviamente soggetti alla distruzione e comunque alla decomposizione, mentre il corpo di Gesù, come tempio vivente e spirituale è destinato alla resurrezione ed è, proprio per questo, l’unico vero territorio del culto dei cristiani. Questo aspetto legato al corpo di Gesù come vero luogo di culto è interessante per capire la concezione cristiana degli edifici destinati alla venerazione; come beni immobili, i luoghi di culto sono visibili, concreti e reali ma la Chiesa nella sua accezione completa, va al di là della semplice realtà visibile. La parola chiesa tra l’altro, è un termine polisenso e indica sicuramente anche un edificio materiale ma ad esso non può essere ridotta; come è stato definito nello storico Concilio Vaticano II, la chiesa è il popolo di dio in cammino che costituisce il corpo (mistico) di Cristo di cui anche i fedeli e i loro corpi fanno parte. Questo la dice lunga sul significato e il luogo dove i cristiani si recano per pregare e ricevere l’unico corpo materiale che conta, quello di Gesù, sotto la forma dell’eucarestia resa carne dal rituale della transustanziazione.

Anche il Papa si è espresso a tal proposito: Accanto al tempio inteso come luogo di culto, dal quale Gesù scaccia i mercanti che con i loro traffici mancavano di rispetto a Dio, c’è un altro tempio e un’altra sacralità da considerare nella vita di fede: il corpo di ciascuno, che ugualmente va rispettato (Papa Francesco).

Le sue parole sono interessanti perché mettono in gioco l’aspetto centrale che riguarda i luoghi sacri, qualunque essi siano: il rispetto. La sacralità di un luogo fisico, pubblico o privato che sia, è data innanzitutto dal rispetto che questo luogo suscita nelle persone. Non deve accadere nulla che infranga la rispettabilità di un luogo sacro, un luogo dove ci si spoglia e si rimane nudi davanti al giudizio, alla preghiera, alla venerazione.

Come scrisse Whitman, se qualcosa è sacro, il corpo umano è sacro o ancora Ippocrate il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre; il corpo umano pare essere il luogo sacro per eccellenza. Anche l’etimologia sembra confermare, infatti la parola di radice indoeuropea sak significa recinto e attraverso questa immagine, ci conduce ai significati di separazione e di definizione. Da sak deriva sacer, quindi sacrum: ciò che è separato, che appartiene al mondo delle divinità. Tutto ciò che non è sacro, è profano ovvero posto di fronte (pro) al tempio (fanum). Il corpo partecipa sia alla dimensione materiale che alla dimensione spirituale; ed è all’interno di questa seconda dimensione che si manifesta la sua sacralità; di qui il valore della metafora che lo lega al tempio.

Nella società contemporanea dove non solo i problemi vengono determinati dalla questione quale culto? (legittimità o meno di luoghi di culto diversi da quelli cristiani su territorio italiano) ma anche dalle forme che i diversi culti assumono nella loro esplicazione, esiste un luogo davvero sacro, rispettabile, inviolabile e invalicabile? È legittima la possibilità di fare di sé stessi il luogo in cui incarnare fedi, preghiere e rispetto?

È il corpo l’unico vero luogo del culto?