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Il Mediterraneo è la culla di molte culture e popoli, il crocevia di altrettante religioni.
Guardiamo al Mediterraneo come un mare che ci unisce, e in particolare unisce religioni che, pur stando agli antipodi hanno condiviso per secoli gli stessi spazi: ebraismo, islamismo e cattolicesimo.
Il mare nostrum è il punto d’incontro ma, al contempo, è anche una barriera insormontabile che crea frontiere religiose che sono sotto gli occhi del mondo.
Sul Mediterraneo sorgono diverse città che sono diventate luoghi di culto pregni di fede, di pellegrinaggi ma anche di business.

Partiamo dai Balcani, Bosnia Erzegovina, Medjugorje, uno dei luoghi di culto più visitati al mondo che raccoglie milioni di persone ogni anno.
Analizziamo i dati, ci sorprendono.
È da trentasette anni che presso Medjugorje si è creato un forte flusso di visitatori. Questa piccola cittadina bosniaca censisce non più di 5 mila abitanti ma, grazie al turismo, in pochissimi anni sono stati creati circa 20 mila posti letto e vi è stato un forte aumento dell’occupazione.
Come si evince da un articolo pubblicato su “Il Mattino”, la compagnia aerea Balkan, ha registrato una media di 110 mila passeggeri annuali scesi all’aeroporto di Mostar. 

Passiamo all’Italia, Roma, e chiaramente pensiamo a Città del Vaticano.
La culla della religione cristiana guidata dal Papa.  Per ogni viaggio nella capitale è d’obbligo una visita ai luoghi della fede: la basilica di San Pietro, Musei Vaticani, Cappella Sistina. Potremmo dilungarci.

È innegabile che il giro d’affari legato a questi luoghi religiosi sia altamente impattante sul turismo della città e anche dell’intera penisola, basti pensare che in media i musei vaticani registrano 20 mila visitatori al giorno!
In questi casi la fede, e il business legato ad essa si intrecciano in un legame davvero forte, che crea un dissidio: i luoghi di culto fanno più bene alla fede o all’economia?

Altro esempio lampante si trova in Francia, il centro di Lourdes conta non più di 20 mila abitanti e, dopo Parigi, è la seconda città più visitata della Francia con oltre 200 hotel e più di 6 milioni di visitatori l’anno.

Se parliamo di luoghi di culto, citiamo anche Gerusalemme che nel 2018 ha registrato un record di visite con il 14% in più rispetto all’anno precedente.

Il business attorno ai luoghi di culto è insomma innegabile, per molti è quasi inopportuno, ma è davvero un problema?
Per raggiungere questi luoghi, sono state costruite autostrade, sono stati messi a disposizione alberghi, bar migliaia negozi di souvenir, gite organizzate, pellegrinaggi. 
Per molti fedeli questi luoghi rappresentano un punto di partenza, per altri un punto di transito e per molti un punto di arrivo e pace nella fede.
Per molti scettici, invece, si parla spesso di industria dei luoghi di culto, ma forse le due cose non devono essere per forza scollegate, forse anzi, come il Mediterraneo bene insegna possono vivere assieme nonostante le barriere e i conflitti.

Questo articolo, si pone quindi in un’ottica di riflessione.
La riflessione non può non considerare l’impatto che vi è sulla forza lavoro impegnata nel terziario alla base dei luoghi sopra citati.

Come sopra specificato, forse le cose non devono necessariamente essere scollegate e le statistiche confermano che il numero di cerimonie celebrate in questi noti luoghi di culto aumenta, crescono i visitatori e, quindi, si necessita sempre più di incrementare i servizi a sostegno di fedeli e curiosi.