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In economia il mercato è il luogo in cui vengono realizzati gli scambi commerciali. Vi si scambiano materie prime, beni e servizi, strumenti finanziari, lavoro.
Alla base di un sistema di mercato troviamo il modello domanda e offerta. Immaginate due curve identiche e speculari, la curva di domanda ha pendenza negativa – più alto il prezzo più bassa la quantità domandata-, al contrario la sua gemella è inclinata positivamente – quanta più alta l’offerta tanto più basso sarà il prezzo-.
È dall’equilibrio fra le due che che viene determinato il prezzo sul mercato.

Ma a cosa pensiamo quando leghiamo mercato e Mediterraneo? Invitabilmente all’Europa e al mercato unico, nato nel 1992 a Maastricht, dove i dodici Paesi fondatori (fra cui l’Italia) firmarono un trattato per l’ingresso nell’Unione. Il mercato unico rappresenta un’immensa opportunità commerciale per i Paesi membri, permettendo a persone, merci, denaro e servizi di circolare liberamente, essenziale necessità di base è che ci sia riconoscimento reciproco fra i singoli stati.

Spesso ci si chiede se l’Unione Europea abbia realmente giovato ai mercati dei singoli stati, per rispondere è necessario osservare i dati, che più di chiunque altro sono limpidi e veritieri.

Per realizzare il mercato unificato sono state abolite centinaia di barriere tecniche, giuridiche e burocratiche, tutte le imprese hanno giovato notevolmente della possibilità di estendere le loro attività e allo stesso i tempo l’aumento della concorrenza ha determinato l’abbassamento dei prezzi, determinando più scelta è prezzi minori per i consumatori.

La nostra moneta è legata alla Banca Centrale Europea, la cui dipendenza è garantita dai trattati con l’obiettivo di isolarla dall’influenza dei Governi degli stati membri. L’obiettivo di un’inflazione inferiore, seppur vicina, al 2% se lo è dato la BCE. Questo serve per stabilizzare o accrescere la competitività delle merci europee sul mercato mondiale.

Durante gli anni Novanta Grecia, Spagna e Italia si impegnarono per ridurre l’inflazione e soddisfare i criteri del trattato di Maastricht per entrare nell’euro. Quindi, pensandoci, possiamo attribuire proprio alla moneta unica il merito di aver ridotto l’inflazione.

L’integrazione finanziaria è stata probabilmente la più grande vittoria dell’Euro, ha aumentato la mobilità delle merci facendo scomparire i rischi legati ai tassi di cambio.

L’introduzione dell’Euro ha permesso la riduzione dei tassi rilanciando la spesa per gli investimenti privati soprattutto nei Paesi del Sud Europa, Italia compresa. Nel 2008 con  il crollo dapprima di Lehman Brothers, e il successivo avvento della crisi del debito sovrano dei Paesi Europei si sono iniziate a vedere le prime criticità del sistema UE, fra l’altro molti economisti sostennero che l’euro non era stato pensato per affrontare una tale crisi. Complice di questo problema anche la mancanza di un’unione politica, che portava approcci al debito estreamente differenti da paese a paese, effetto che ha causato innumerevoli difficoltà sopratutto nell’attuazione delle politiche di austerity richieste da BCE.

In quegli anni il rapporto debito/PIL dei Paesi Mediterranei (già estremamente alto per alcuni come l’Italia) è aumentato notevolmente. Emblematico il caso Grecia con un rapporto debito/PIL del 107%. Nonostante le difficoltà dal 2012 in poi la spirale di recessione è stata combattuta da tutti i paesi dell’eurozona, che hanno registrato aumenti del PIL e un rialzo degli investimenti.  

Il mercato è il punto di incontro della storia, e la storia degli ultimi anni racconta un’economia in crescita e Florida, seppur con le sue difficoltà. Solo un paese all’interno dell’Unione ha deciso di abbandonare il mercato unico, ed è anche l’unico fra i paesi dell’area euro che ha visto tassi di crescita negativi nell’ultimo anno. Ora UK si ritrova a dover fare i conti con l’abbandono di un sistema ricco e agevolante, le chiare difficoltà fra Bruxelles e parlamento inglese nel trovare un accordo di uscita sono il segnale lampante di quanto gli inglesi vedano sfumare un progetto proficuo, pervasivo e forte come il mercato unico.