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Sono all’incirca 4000 i migranti ammassati al confine tra Polonia e Bielorussia, che da settimane si trovano bloccati dalle forze militari polacche nel tentativo di raggiungere i territori centro-settentrionali dell’UE. È ormai certo che il presidente Lukashenko li avrebbe accolti e spinti verso il territorio polacco per mettere in difficoltà l’Europa, che non è ancora disposta a cedere. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lo scorso 10 novembre si è pronunciata infatti a favore di nuove sanzioni contro lo stato bielorusso.

Per tutta risposta, Lukashenko ha minacciato di chiudere i rifornimenti di gas naturale passanti nei territori della nazione: una mossa strategica che, per essere attuata, avrebbe dovuto ottenere il sostegno della Russia, la cui compagnia Gazprom, detiene il monopolio sui gasdotti che dall’est giungono in Occidente. Dal canto suo, il presidente Putin si è dimostrato tacitamente favorevole nei confronti del presidente bielorusso: infatti, pochi giorni dopo l’intervento della Commissione Europea è giunta notizia dell’invio di alcuni aerei da guerra russi in “difesa” del territorio bielorusso e dell’avvio di esercitazioni militari nelle zone limitrofe al confine della Polonia, proprio dove è in corso la crisi.

In queste zone, la tensione è alta da mesi: la Polonia ha usufruito di ogni mezzo a sua disposizione per fermare il flusso dei migranti, nel frattempo Varsavia è arrivata a imporre uno stato d’emergenza ai confini e persino alla drastica decisione di erigere una barriera per fermare il movimento migratorio.

Per diminuire la tensione internazionale, mercoledì 17 novembre, il governo bielorusso ha allontanato dalle frontiere un migliaio di migranti, mentre giovedì 18 novembre sono stati organizzati i primi voli di rimpatrio verso l’Iraq. Ciononostante, il giorno successivo sono arrivate le accuse da parte del governo polacco: in realtà, nella notte degli sgombri, la Bielorussia avrebbe condotto nuovamente centinaia di persone verso il confine, incentivandole ad attraversarlo in maniera illegale.

Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, ha definito la crisi dei migranti al confine bielorusso-polacco il “più grande tentativo di destabilizzare l’Europa” dalla Guerra Fredda. È da mettere in conto però che la crisi in questione si trasformando in una vera e propria emergenza umanitaria: in fin dei conti, a pagare lo scontro tra Polonia e Bielorussia non sono altro che i migranti stessi, accampati da settimane in luoghi dalle temperature proibitive dovute al rigido inverno locale e ridotti a meri strumenti politici da parte del presidente bielorusso, che si sta comportando come un trafficante di uomini.

L’Unione Europea, preoccupata solo dal possibile arrivo dei migranti, non si è ancora mossa: proprio per questo il presidente Lukashenko ha recentemente accusato le autorità europee di rifiutare qualsiasi discussione con Minsk sul destino dei profughi ancora presenti sui confini polacchi.

Quante vite dovranno essere ancora sacrificate perché l’Europa possa finalmente intervenire?

Photo credit: Il Riformista