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Alba di Aprile.
La seconda Pasqua in lockdown.
Solo un anno fa, “l’abbraccio alla croce nel tempio deserto” di Papa Bergoglio in Vaticano.
Il tempo conta un tempo tutto suo, uguale a se stesso.
Eppure, nell’umana percezione assume sempre un battito diverso:
spesso accelerato; talvolta più lento.
Questo anno è volato? Oppure ha avuto un corso interminabile?
Per ciascuno, una risposta diversa.
Ognuno fa i conti con ciò che ha passato, con ciò che è passato.
Con ciò che è stato.

Il Nautilus 2.0 è stato l’unico mezzo tramite cui viaggiare un po’, osservando come il mondo (non) cambia sotto i colpi più o meno consapevoli del suo Protagonista.
Però un attimo di pausa serve anche al nostro coraggioso equipaggio.
Gettiamo l’àncora. Anzi, riemergiamo e spegniamo i motori. Sbarchiamo.
Sono il primo a toccare terra, alzo gli occhi e dinnanzi a me si apre uno scenario a tre vie.
Tre sagome sembrano attenderci: dove ci vogliono portare?
Poco più avanti, una di fianco all’altra, si ergono tre bellissime architetture.
Sono tre capolavori, che si tengono per mano, la cui creazione ha un comune denominatore: l’Uomo.

Nella storia dell’Uomo, la religione ha plasmato condotte individuali e collettive, orientandole verso i valori professati nei rispettivi testi sacri, non sempre con successo.
Le sue funzioni sono state, da sempre, quelle di rasserenare lo spirito di fronte agli accadimenti nel percorso della vita, dandone giustificazione, e di proporre risposte a quei grandi interrogativi esistenziali che ad un tratto mettono a dura prova la mente dell’uomo, per colmarne le insicurezze.
Nata storicamente nelle strade, a contatto con le persone, i suoi postulati scritti su pietra e carta hanno echeggiato nella grande cassa di risonanza del tempo, talvolta ritoccati e reinterpretati.

Nel tempo, le sue grandi istituzioni sono spesso diventate agenti di trasformazione culturale, conquistando il monopolio dell’istruzione (poi rimesso in discussione), dettando i ritmi della giornata, indicando stili di vita ritenuti corretti, impedendo o contrastando le alternative.
Con la sintesi del rapporto dialettico tra potere spirituale e temporale, la religione è diventata ancilla della politica, prestandosi a commenti strumentali per rafforzare una certa idea di mondo e di quotidianità.
Indottrinamenti acritici, inseriti in modelli educativi strutturati, sono stati motori di guerre e disastri tra schieramenti non rivali, ma diversi.
La secolarizzazione, laddove è avvenuta, ha attenuato molto le posizioni più radicali, ma è innegabile che alcune convinzioni dettate dal credo, in certi contesti, siano ormai vere e proprie cisti culturali con cui fare i conti, in una realtà sempre più varia e particolare.

La pratica del culto, molte volte, non coincide con la piena accettazione dei suoi valori: è così che ideali quali fratellanza, amore, carità hanno lasciato il posto a egoismo, odio, diffidenza. Addirittura ad inchini imbarazzanti.
Quando prassi e teoria non sono in sintonia, come si concilia l’essere credente?
Oggi la religione che ruolo ha nella società?
Riesce ancora a colmare le insicurezze dell’Uomo?

Oppio dei popoli o pane quotidiano,
strumento politico o partitico,
àncora per le coscienze o pratica routinizzata,
discriminante etnica o scintilla di dialogo multiculturale.

“[…] nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”, profetizzò Rosario Livatino, il Giudice assassinato per mano mafiosa nel 1990, che ha meritato le menzioni del Pontefice e che verrà beatificato il 9 maggio.
“Livatino è un esempio per tutti”.
E tu, fra i tutti, sarai credente o credibile?
Buona Pasqua.

Illustrazione di Anna Rosa