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Dopo più di un anno dall’inizio di questa pandemia, ancora non si riesce a vedere la tanto agognata “luce in fondo al tunnel”. Qualche cosa si sta muovendo, la campagna vaccinale procede, ma non con la velocitá sperata. Infatti, molte regioni sono ancora indietro circa i fragili e gli anziani vaccinati, e i continui ritardi nella distribuzione delle dosi non aiuta.

All’interno di questo contesto, nel frattempo, lo Stato e le istituzioni stanno discutendo su come organizzare le riaperture estive, in vista del ritorno alla “normalitá”. Si sta discutendo di orari, di messa in sicurezza dei locali, di come permettere vacanze sicure. Ma ancora una volta, nessuno sta parlando del grandissimo disastro sociale e psicologico che ci ritroviamo davanti, e che è solo all’inizio.

Circa due sere fa, in pieno centro bolognese, un elevatissimo numero di studenti e studentesse ha ricominciato a vivere la piazza, con i classici ingredienti bolognesi: chitarra, birra e balotte. Chiaramente, questa iniziativa è stata subito bloccata dalle forze dell’ordine, accorse in forza per sgomberare la piazza. Questo ha creato un assembramento, ancora più elevato di quello che giá era stato creato, di ragazzi/e che scappavano verso le vie più strette del centro storico. Ciò ha comportato un inseguimento, culminato con un fuggi fuggi generale.

Ora, tralasciando il chiaro problema sanitario relativo ai contagi da Covid, occorre chiedersi come sia possibile, dopo più di un anno di pandemia, che la strategia relativa ad eventi sociali, musicali, artistici, sia rimasta la stessa: non si può. Non è stato assolutamente considerato l’impatto psicologico che questi mesi hanno avuto sulla psiche di tutti, e, in questo caso specifico, sui più giovani.

Sono stati semplicemente additati come untori, irresponsabili, immaturi, trattati come bambini capricciosi, sottoponendoli ad assurdi divieti, come il transennamento delle piazze: a che pro? Serve davvero a ridurre gli assembramenti? O serve solo a tranquillizzare la coscienza di chi deve decidere, e ad aizzare la rabbia di chi non viene ascoltato.

Non è stato mai preso in considerazione di trattare i giovani, nel caso specifico bolognese gli studenti, motore della cittá da sempre, come persone consapevoli, politiche, sensate, per cercare un punto di incontro, cercare di comprendere le loro ragioni, al fine di poter creare situazioni di socialitá in sicurezza, senza però negarle completamente.

Ciò che si è ottenuto, con questo tipo di gestione, è rabbia. Rabbia che non è ancora completamente esplosa, ma che lo fará presto, e quel punto chi decide, chi sta in alto, avrá due scelte: tentare di comprendere e di rimediare, o procedere con la repressione, acuendo un incendio giá ingestibile.