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Il 28 dicembre 1903 su La Gazzetta del Popolo viene pubblicato il Manifesto della cucina futurista, personalmente redatto da Filippo Tommaso Marinetti, che annuncia la nascita di una nuova idea di cucina: quella futurista appunto.


Nell’arte come nella letteratura le parole d’ordine del futurismo italiano ed europeo sono audacia e ribellione. A partire dal 1913 grazie all’attività del cuoco francese Jules Maincave e alla sua pubblicazione Manifeste de la cuisine futuriste, alla quale si ispirerà Marinetti, anche la cucina e il cibo vengono considerati oggetto di profondo rinnovamento. I dogmi rivoluzionari del futurismo sgretolano la classica arte culinaria per costituirne una più dinamica, spregiudicata, audace:

«Antipraticamente quindi, noi futuristi trascuriamo
l’esempio e il mònito della tradizione per inventare ad
ogni costo un nuovo giudicato da tutti pazzesco».

Alla base della nuova filosofia culinaria di Marinetti e degli altri intellettuali della sua cerchia, ritroviamo il pensiero del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach e una sua piccola frase, un commento a dire il vero, che il filosofo utilizzò per recensire il Trattato dell’alimentazione per il popolo del medico e fisiologo olandese Jakob Moleschott, pubblicato in Germania nel 1850: «l’uomo è ciò che mangia». L’intuizione di Feuerbach è dirompente; infatti, egli ritiene che è la materia a generare lo spirito e non viceversa. Le ricadute culturali, sociali e politiche delle affermazioni di Feuerbach e di Moleschott saranno fondamentali per il pensiero futurista riguardo al cibo.

Nel suo manifesto Marinetti afferma che tra tutti i popoli sarebbe svettato, senz’altro, quello «più agile, più scattante» e che dunque sarebbe divenuto necessario nutrirsi bene e meglio, anche con l’aiuto di una scienza tutta nuova: la «chimica gastrica». Nei nuovi menù del popolo italiana è abolita la pastasciutta al consumo della quale viene attribuita l’indolenza italiana «nel mangiarla – infatti – essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo». Il consumo di pasta, secondo Marinetti, provoca fiacchezza, pessimismo e inattività. In ultimo, l’abolizione del suo uso e consumo avrebbe ridotto l’importazione di grano e, quindi, favorito l’industria del riso.

Il manifesto marinettiano non si occupa solamente della pastasciutta ma propone dei veri e propri menù come il pranzo oltranzista, il pranzo di nozze o il pranzo di scapolo; propone di non usare più forchetta e coltello per assaporare maggiormente il gusto dei cibi; e decide di italianizzare numerose parole straniere tra cui cocktail che si trasforma in polibibita o sandwich che prende il nome di tramezzino.

La prima cena futurista si svolse l’8 marzo 1931 presso la Taverna SantoPalato, in via Vanchiglia n. 2 a Torino. 14 furono le portate, pensate da Luigi Colombo e Paolo Alcide Saladin in collaborazione con i cuochi Ernesto Piccinelli e Celeste Burdese. La cena non raccolse dei buoni giudizi e la Taverna chiuse pochi mesi dopo a causa di difficoltà economiche.