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Oltre il muro verso la Democrazia” era il titolo della testata principale del Corriere della Sera del lontano 11 novembre 1989. Appena un anno dopo il mondo ha assistito allo sgretolamento dell’Unione Sovietica.

L’allargamento dell’Unione Europea anche ad Est ha permesso a molti Stati di godere di maggior benessere e le politiche comunitarie hanno ridimensionato le condizioni di vita, uniformando il trattamento degli altri Paesi.

Trent’anni fa è crollata la cortina di ferro. Adesso c’è chi si adopera per ricostruirla, spostandola a piacere, per difendere nuovi confini.

Dodici Paesi hanno avuto il coraggio di inviare una lettera alla Commissione Europea per chiedere esplicitamente di finanziare “in via prioritaria” ed in “modo adeguato” la costruzione di muri lungo i propri confini sfruttando i fondi dell’UE.

Quali Stati hanno avanzato questa bizzarra proposta? Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia (che sta erigendo un muro al confine con la Bielorussia, la quale starebbe sfruttando i migranti come arma politica), Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria (che ricordiamo ha già eretto un muro nel 2015), Grecia (che ne ha recentemente eretto uno), Austria, Cipro e Danimarca, oltre alla Slovenia che, a detta del proprio Ministro dell’Interno Ales Hojs, “sosterrà la proposta”.

Ebbene sì, alcuni di questi si trovavano dall’altra parte del muro qualche decennio fa, ma forse lo hanno già dimenticato.

Quello che appare altrettanto preoccupante è stata la risposta del Commissario agli Affari Interni dell’UE, Ylva Johansson, che si è mostrata aperta e comprensiva nei confronti di questi Stati: “abbiamo davvero bisogno di rafforzare la protezione dei confini esterni dell’Ue. Alcuni Stati membri costruiscono barriere e li capisco. Non ho nulla in contrario. Ma non penso che sia una buona idea usare fondi UE” (gli Stati hanno effettivamente il diritto di erigere muri per proteggere i propri confini come conseguenza della propria sovranità).

Facendo un passo indietro, il 29 agosto, il Presidente Mattarella – vera incarnazione dei valori dell’UE – aveva partecipato alle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario del Manifesto di Ventotene. Nel suo discorso, il Presidente aveva ben evidenziato che “valori come la libertà, i diritti, la pace, la collaborazione internazionale, la coesione sociale non sono confinabili in un solo territorio ma appartengono all’intera umanità. Sono anche i valori dell’Europa. La perdita della libertà anche in un luogo lontano del mondo, come visto in Afghanistan, incide fortemente nella vita della comunità internazionale. Quel complesso di valori dell’Unione Europea è il contributo dell’Europa alla Comunità Internazionale. In questi giorni una cosa appare sconcertante e si registra nelle dichiarazioni di politici un po’ qua e là in Europa: esprimono grande solidarietà agli afghani che perdono libertà e diritti, ma ‘che restino lì, non vengano qui perché non li accoglieremmo‘. Questo non è all’altezza dei valori della UE“.

Forse quel giorno il Commissario Johansson non ha sentito il discorso del Presidente Mattarella e probabilmente non lo ha nemmeno più recuperato, altrimenti certe asserzioni non le avrebbe avanzate (“alcuni Stati membri costruiscono barriere e li capisco. Non ho nulla in contrario”).

Dal fronte italiano non poteva certamente non intervenire il Capitano, che affida il proprio profondo pensiero a Twitter: “se ben 12 Paesi Europei con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina (come se esistessero persone illegali), con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?”.

Sperando che l’Italia dica di no a un simile abominio, risulta utile riportare dati empirici (che lui puntualmente non fornisce mai) sul fenomeno migratorio.

L’apice delle migrazioni in Italia si è registrato quando gli Stati dell’Europa settentrionale hanno iniziato a chiudere i propri confini. I flussi sono poi aumentati con la riunificazione della Germania e il successivo crollo dell’URSS.

Dal 2008, l’Italia, tra gli altri, è in perenne crisi economica. Se gli immigrati “vengono qui per toglierci il lavoro”, come fanno se il lavoro non esiste?

Dal 2010 i tassi di immigrazione in Italia si sono stabilizzati: gli immigrati regolari sono circa 5.5 milioni di persone, mentre l’immigrazione irregolare ha subito un leggero aumento del +0.6%. Come è chiaro, non stiamo andando incontro a una “sostituzione etnica”, anche perché le stime relative al tasso di emigrazione degli italiani si aggirano attorno ai 5.3 milioni (questi sono solo quelli che si sono registrati all’AIRE).

Non è nemmeno vero che questi immigrati sono africani (o al massimo provenienti dal Vicino e Medio Oriente), uomini adulti, soli e musulmani. In tutto il mondo (con la sola eccezione delle migrazioni interne al continente africano), la maggioranza degli immigrati è donna (il 51% del totale in Italia) ed è cristiano, tendenzialmente ortodosso. Nel nostro Paese la nazionalità estera più popolosa è quella rumena, seguita dagli albanesi, mentre solo il 20% del totale degli immigrati proviene dall’Africa.

Anche affermare superficialmente che queste siano persone povere e disperate è fuorviante, poiché le migrazioni sono processi selettivi che solo chi è istruito, colto e benestante può permettersi.

Se verranno ostacolate le possibilità di ingresso regolare nel suolo nazionale, i tassi di immigrazione irregolare aumenteranno. Costruire muri non risulta allora una soluzione efficace, perché i muri si possono scavalcare. L’alternativa è la soluzione adottata dalla DDR nei confronti di chi cercava di scappare a Ovest, ma non sembra adatta ai sistemi democratici.

Allora è meglio costruire muri o ponti?

Hanno costruito muri

per renderci vittime

di uno spettacolo inedito:

il crollo di un mondo

la divisione della Civiltà

quella forgiata da Teseo,

dettato dalla volontà

di separare amici e amanti,

figli e madri.

Volontà politica?

O forse Ideologica?

Tentativo in ogni caso fallace:

perché quello che le sfere

del Potere non sanno è che

la divisione non alimenta solo

collera e risentimento,

ma fomenta il desiderio di

riabbracciarsi e di credere

in un Domani senza barriere

muri e confini limitanti e limitati.

Costruiamo Muri, Poesia di Camilla Restelli

ottobre 2019

Tutti i dati relativi alle migrazioni sono stati tratti da M. Ambrosini, Sociologia delle migrazioni – terza edizione, Bologna, Il Mulino, 2020