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“Inverni miti, estati calde” mi pare recitasse così il sussidiario di geografia delle elementari. Sono passati più di vent’anni, chissà se quei libri hanno aggiornato la definizione di “clima Mediterraneo”.

Ho passato gli ultimi anni a scrivere di Gaia, di cambiamenti climatici e di come il pericolo fosse dietro l’angolo, eppure confesso che anche a me, che ormai dovrei averci fatto il callo, fa un certo effetto vedere il clima cambiare proprio in casa mia

La scorsa settimana la Sicilia è stata investita da “Medicane” (da leggere con accento inglese come hurricane, e resta comunque cacofonico), un uragano mediterraneo che ha soffiato raffiche di vento a più di 100 chilometri orari, trasformando le strade di Catania in veri e propri torrenti in piena.

Solo lo scorso agosto, sempre in Sicilia, la città di Siracusa aveva fatto registrare la temperatura più alta mai rilevata in Europa. Un paio di mesi più tardi tre persone muoiono a causa del maltempo.

È passato quel tempo in cui il cambiamento climatico era qualcosa a cui si poteva non credere, l’opinione di alcuni esperti poco ascoltati. Se n’è andato pure il momento in cui guardavamo comodamente sul nostro divano i fenomeni climatici estremi al telegiornale, credendo che non ci riguardassero.

Il nostro mare si sta riscaldando e questo ha delle conseguenze evidenti. Greenpeace ha diffuso i primi dati della sua azione di monitoraggio delle acque marine, mostrando come gli eventi estremi che stiamo vivendo abbiano ragioni letteralmente molto profonde.

Le nostre acque, la scorsa estate, hanno raggiunto la temperatura media di 18 gradi ad una profondità di 40 metri, sottolineando come anche le profondità marine siano interessate dal cambiamento climatico.

Questo aumento delle temperature fa si che l’atmosfera trattenga sempre più vapore acqueo e poi lo scarica con piogge di intensità mai viste prima. Se le previsioni per i prossimi giorni sono decisamente brutte, quelle per i prossimi decenni sono tragiche: in scenari di +2 gradi e oltre eventi come questi saranno drammaticamente più intensi.

“Il clima Mediterraneo era uno dei più favorevoli per la vita dell’uomo. Inverni miti ed estati calde hanno permesso millenni di prosperità, prima che l’antropocene cambiasse tutto”. Scriveranno così i libri del futuro?