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Negli ultimi giorni stiamo assistendo a sommosse e a vere e proprie rivolte di popolo in tutto il mondo. I recenti avvenimenti legati alla morte di George Floyd hanno portato alla luce molte delle contraddizioni insite nella società, e hanno dato la spinta che serviva per cominciare ad organizzare proteste e mobilitarsi per battersi contro ciò che non funziona.

Il fenomeno a mio parere più interessante dal punto di vista pratico, di ciò che viene effettivamente fatto, è quello che riguarda la demolizione delle statue. Il fenomeno è iniziato in America, durante gli scontri dei manifestanti contro la polizia, ed è stata la tessera del domino che ha portato ad una progressiva demolizione di molte statue anche nel resto del mondo, Europa compresa.

In Italia è successo qualcosa di ancora diverso: la statua di Indro Montanelli, noto giornalista, è stata imbrattata con della vernice, e alla base sono state scritte le parole “razzista” e “stupratore”, con riferimenti al fatto che il giornalista comprò una bambina di 12 anni e la sposò, quando era un soldato in Etiopia. La polemica che è esplosa può essere riassunta, in maniera semplicistica, in due fazioni: chi ritiene che Montanelli fosse un grande giornalista, e che sia necessario contestualizzare ciò che fece, o chi ritiene che la statua dovrebbe essere completamente rimossa.

Al di là del personaggio in questione, mi chiedo se sia davvero necessario celebrare un personaggio storico, che sia per il suo lavoro o per ciò che ha fatto, scritto, detto, attraverso la costruzione di una statua. Guardandola io non vedo ciò che ha fatto, non posso decidere se quello per cui viene ricordato è meritato oppure no, vedo solamente l’esatta riproduzione di un uomo, e quindi è effettivamente come se la funzione della statua sia, semplicemente, quella di celebrare l’uomo. La persona. E credo che ciò non giovi a niente: io non ricordo la storia guardando la copia di un essere umano, non arricchisco la mia cultura, non posso comprendere.

Il dibattito non dovrebbe essere se sia giusto o sbagliato tirare giù le statue, ma come e in che modo si possa ricordare un personaggio senza tirare in ballo la persona, e se la persona in questione meriti effettivamente di essere ricordata. Oltre, ovviamente, a chiedersi fino a che punto si possa parlare di contestualizzazione. Perchè il rischio è quello di andare oltre, di cercare di proteggere a tutti i costi una parte della propria storia che in realtà non deve essere celebrata, ma solo ricordata. E ricordata nel modo giusto. Ricordata per fare in modo che non si ritorni agli errori passati, ricordata per poter spiegare a chi non c’era cosa comportava vivere in determinati tempi, cosa comporta essere un determinato tipo di essere umano oggi.

Non occorre celebrazione, occorre analisi e consapevolezza del fatto che ciò che consideriamo passato è in realtà più attuale che mai. E che va combattuto, in ogni modo. A volte anche in maniera violenta, se è l’unico modo per farsi sentire.