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Fiamma


Viene prima la Bellezza, o le parole per raccontarla? Quando le nubi si addensano sulla nostra terra mediterranea, il linguaggio è già pronto a coglierne il sapore amaro?
Fiamma cerca di far luce – di mettere a fuoco – come il faro per le navi e di accompagnare uomini e donne nel nostos quotidiano, curandone le ferite – solitudini – più marcate, che alimentano il fastidio dell’essere vivi.
Il nucleo della molecola Fiamma è il nostro mare.
Capace di creare melodie dai suoni stonati tra loro discordanti e di alternare sapientemente la crudeltà impassibile del realismo e il rintocco rassicurante di usi e costumi secolari.
Rintocco che esorcizza il malessere della realtà quotidiana.
I personaggi che Fiamma descrive si aggrappano a questo mare e alla sua densità tonale. Sempre. Anche quando è solo un fantasma sradicato.
Solo così possono sfuggire all’inferma sterilità e alla cruda desolazione che contrassegnano gli hollow men – gli uomini vuoti.
Fiamma usa un vocabolario inedito e personale: intimo come un pasto in famiglia, accecante come il sole. Intinto nella polvere dei marciapiedi in pietra, calcati da un’umanità ricca e miserabile, catartica e al contempo prigioniera della verbosità della sua stessa catarsi.
Di illuminazione in illuminazione, Fiamma catapulta uomini e donne in uno spazio in cui poter respirare davvero e assaporare una felicità cocente. Nelle stanze da letto perennemente sfatte. Nelle tavolate eternamente vibranti.
Con una scrittura arrogante e orgogliosa, rapida e mozzafiato, lenta e nebulosa come le confessioni, Fiamma vuole consacrarsi come il manifesto di un’intera generazione e la terapia della tremenda solitudine dell’anonimato urbano.

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