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Sono un po’ assonnato ma la mamma mi ha tirato giù dal letto presto stamattina, dice che oggi bisogna andare, bisogna camminare e anche piuttosto veloce, io obbedisco anche se ancora non ho ben capito dove siamo diretti.

Comunque mi sono alzato e mi sono stropicciato un po’ gli occhi e, a dire la verità, mi sono anche un po’ arrabbiato perché stavo facendo un bel sogno e non ho potuto finirlo.

La mamma mi ha messo un pantalone verde, mi ha detto che abbiamo bisogno di speranza e qualcuno da qualche parte crede che il verde significhi speranza, io non ci credo tanto però… ma non l’ho detto alla mamma. Poi mi ha messo delle scarpette un po’ vecchie e la cosa mi ha un po’ stupito e mi ha fatto pensare. “dobbiamo andare, dobbiamo camminare e io ce la farò con queste cose vecchie ai piedi?”, sono stato zitto senza dir nulla anche stavolta, mi sono fidato della mamma perché mi hanno detto che i grandi sanno quello che fanno.

Ho avuto giusto il tempo di prendere il mio orsacchiotto dal letto prima di uscire, la mamma mi ha detto che dovevamo andare velocemente perché altrimenti avremmo rischiato di non incontrare gli altri. A quanto pare siamo in tanti oggi a dover camminare verso qualcosa e io sono già un po’ stanco a dire la verità ma mi sto facendo forza. La mia manina è stretta in quella della mamma e la manina dell’orsetto peluche è stretta nella mia: se cammino io non vedo perché non debba camminare anche lui, no? 

In un attimo siamo arrivati in un posto che non avevo mai visto prima. Insieme a noi ci sono tanti altri bimbi con le mamme, alcuni sono da soli invece, ma non hanno paura a stare soli?

Non è ancora giorno e le uniche luci che vedo sono quelle dei lampioni e quella di un faro, anche se è piuttosto lontano da dove siamo noi.

Mi sono guardato intorno e ho pensato fosse un posto piuttosto strano e anche tanto grande, ho stretto di più la mano della mamma perché ho paura di perdermi e poi come mi ritrova qui in mezzo?

Io non ho ancora capito cosa ci facciamo qui e non ho capito nemmeno dove siamo ad essere sincero, vedo solo delle barche piuttosto grandi sull’acqua del mare e qualcuno che piano piano aiuta tutti i bimbi e le altre persone a salirci sopra. Mi sono fatto coraggio, spinto dalla curiosità, e guardando la mamma le ho detto:

  • Dove siamo?
  • In un porto e lo sai cos’è un porto? Un posto da dove si parte e dove si può anche arrivare ma noi oggi lo stiamo utilizzando per partire.

Ti ricordi quando ti ho messo il pantalone verde? Ti ho detto che avevamo bisogno di speranza, ecco, il porto racchiude la nostra speranza di cambiare e trovare cose belle!

Che cosa strana! Quindi questo sarebbe un posto bello, mmh…a me fa paura, è grande ed è troppo affollato e io ho paura che non ci porti in un posto bello, ma se la mamma ne è convinta allora forse dovrei crederci.

Qualche barca in lontananza, vicino al faro laggiù in fondo, ha già lasciato il porto e tra poco sarà il nostro turno per salire sulla barca. Va bene, ok, ce la posso fare, tanto ho la mamma con me.

Qualche attimo dopo io e la mamma eravamo sulla barca, pronti ad allontanarci da quella che era la nostra casa. Eravamo un po’ stretti, tutti appiccicati, persino il mio orsetto era stretto a me. Poi mi è venuto sonno e sebbene si muovesse tutto per via delle onde, mi sono addormentato…”magari riesco a finire il sogno che stavo facendo qualche ora prima”, ho pensato.

Sono stati giorni molto difficili, a volte è piovuto anche e le onde ci hanno cullato ma non troppo dolcemente come fa la mamma con me quando devo addormentarmi, questa del mare era una ninna nanna piuttosto violenta, a qualcuno ha fatto male il pancino e la mamma mi ha spiegato che è stata colpa del mare.

Il posto dove siamo arrivati è caldo, da lontano vedo lo stesso fascio di luce che avevo visto dal faro del porto di casa mia. “Quindi questo è un altro porto!” ho pensato, ormai l’ho imparato e l’ho riconosciuto. Ho fame da un po’ di tempo ma quello che avevamo da mangiare è finito da giorni ormai. Voglio scendere e mangiare qualcosina.

Quando la nostra barca è arrivata vicino la terra ferma qualcuno ci ha fatto scendere. Io sono riuscito solo a pensare alla fame e mi sono concentrato per non perdere la mano della mamma e quella del mio orsetto. Qualcuno mi ha parlato, ma io non ho capito, non parlano come me le persone che sono in questo porto. La mamma mi ha spiegato che siamo molto lontani da casa e che il modo di parlare e la lingua, in particolare, è differente da quella che parliamo noi. Mi sento un po’ strano perché vorrei dire a qualcuno che non sia la mamma che ho fame, l’ho detto anche ad alta voce, ma non mi hanno capito.

 È tutto un po’ diverso qui ma ho visto una cosa molto bella che mi ha fatto provare la speranza di vivere cose belle per la prima volta da quando sono partito dal porto, infatti sta diventando giorno e io mi sono girato verso l’orizzonte e ho visto il sole uscire dall’acqua del mare.

Mi piace!

Tengo la mano della mamma e cammino oltre il porto.

“Chissà quando si mangia!”