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In quanto segue vorrei lasciarvi una breve testimonianza di quello che in questo anno si muoveva dentro me e cercava di venir fuori.

Potrebbe sembrare poco chiaro o effimero o addirittura inconcludente ma è frutto di un percorso giovane che comincia a ergersi su gambe proprie.

Quando smetti di guardare attorno e ti concentri su ciò che sta dentro di te, cambia qualcosa.

Se lo sguardo è interiore, l’analisi diventa più minuziosa; una battaglia con noi stessi.

Siamo ciò che di noi riusciamo a conoscere.

Siamo occhi che non smettono mai di scrutare.

Siamo anime che fanno capolino all’interno di quei laghi colorati che permettono di connettersi al mondo circostante.

Avete presente quando aprite gli occhi al sole del mattino e i contorni di ciò che osservate restano sfumati, distanti, un mistero per la comprensione?

Così quella mattina, di quasi un anno e mezzo fa, ogni pensiero non riusciva a concretizzarsi in un ragionamento; e così è andata avanti per quasi tutte le mattine a seguire.

Con un lungo sonno ha avuto inizio un percorso nuovo che giorno dopo giorno è cresciuto in consistenza e importanza.

In questo periodo ormai meccanicamente allungato abbiamo ripreso a domandare a noi stessi che ruolo possiamo rivestire in un mondo che sembra andare sempre in direzione opposta ai nostri desideri.

Mio nonno, parecchi anni fa, mi disse una frase che all’epoca non capii fino in fondo ma che oggi ha sicuramente un valore speciale che custodisco gelosamente.

“Vi stanno lentamente togliendo la possibilità di sognare”.

Togliere il piacere del sogno equivale ad eliminare il gusto del possibile, la ricerca dello scopo. Schiacciare i sogni vuol dire uccidere la fantasia.

Cerchiamo continuamente un senso al nostro essere su questa terra; la ricerca del significato di ciò che definiamo “reale” e del cammino giusto può protrarsi in eterno.

È un viaggio che divide le sue tappe in più vite, quelle vissute da diversi “noi stessi” con caratteristiche simili ma mai esattamente identiche.

Vivere diventa un perfezionarsi che non ha mai fine.

Ho cercato per troppo tempo le risposte nel posto sbagliato, mi sono spinto troppo in là senza mai guardarmi dentro.

Troppe volte la confusione sul percorso da intraprendere ha vincolato il mio modo di percepire e vivere ciò che tutti i giorni accadeva davanti ai miei occhi.

Svegliarsi dal sonno, prendere consapevolezza, compiere delle scelte non è mai semplice.

Quando finalmente smetti di importi alla vita, ecco che le risposte cominciano ad arrivare e la pazienza diventa la bussola della ricerca, il viaggio scava dentro di noi alla scoperta di ciò che siamo ma anche di ciò che potremmo essere imboccando i percorsi alternativi tracciati per noi.

Il confine tra le possibili scelte è sottile, impercettibile ad occhi inesperti ma si gioca tutto lì.

Ascoltandomi ho finalmente capito che per cambiare ciò che non ci piace non serve creare progetti enormi ma muoversi dalle piccole cose che possiamo realmente modificare e risolvere nel breve periodo.

Mi sono adagiato a lungo continuando a lamentarmi, sguazzando nell’immobilità e in uno spazio tutt’altro che dimenticato.

Cambiare vuol dire evolversi, ciò spaventa, turba gli equilibri ma è la vita stessa che trova il suo compimento, il suo scopo nella metamorfosi.

Attendere vuol dire solo rimandare l’inevitabile.

“Non cambia mai niente se non cambi niente”.

Ho iniziato a capirlo a mie spese e nel momento stesso in cui ho compiuto la scelta, l’ingranaggio che percepivo fermo da tempo, immobile, si è finalmente mosso.

Lorenzo La Rosa

Foto di Lorenzo La Rosa