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“Tutti i popoli invasero e dominarono questa terra, uno dopo l’altro, tanto forte fu la bramosia di possederla. E’ la terra delle arance, dei giardini fioriti, dell’aria profumata… Ma quello che mi rende indispensabile la visita è che essa può definirsi uno strano e divino museo d’architettura” (Guy de Maupassant)

Qui è dove il Mediterraneo nacque. Arabi, Normanni, Africani, Fenici, Barbari, Sicani, Proci e Greci. Agrigento è stata multiculturalità prima ancora della nascita del concetto stesso. Terra di conquista si, ma prima ancora di accoglienza.

L’odore di limoni e gelsomini, così dolce da far venire voglia di bere l’aria intorno a te. Il sole infuocato chiude le serrande alle due di pomeriggio, le tue pietre secolari ne assorbono il calore e ne riflettono in colore. Non c’è vicolo ad Agrigento che non sia attraversato dalla storia, la più antica.

A più di duemila anni dalla sua erezione, il tempio di Giunone continua ad emanare la sua sacralità. Ai suoi piedi si inchinarono i giganti, i cui resti, sono utilizzati come sedie e tavoli dalle orde di turisti che cercano ristoro nelle ore più calde. Poco più giù c’è un antico giardino, anziano quanto la valle, i cui alberi regalano frutti dolcissimi agli affamati visitatori.

Qui è dove l’ospitalità nacque, dove l’accoglienza precede sempre la diffidenza. Alla mia amata Girgenti dedico le ultime riflessioni di questo lungo anno di scrittura. A Lei dedico il mio amore per il Mediterraneo e ciò che con Educare alla Bellezza ci prefiggiamo di ottenere.

Agrigento ha educato me con la sua bellezza, è a Lei che devo tutto questo.