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Ogni estate mi sorprendo di nuovo. E una volta ancora.
I borghi, le coste, le isole, gli scorci che regala il nostro Belpaese sono veramente mozzafiato.
I miei social si inondano voracemente di foto e video che raccontano la bellezza di ogni regione, che sopravvive quasi sempre alle catastrofi del tempo.
Quasi sempre, sì. Perchè capita anche che eventi naturali, di natura sismica o climatica, geologica insomma, cambino per sempre il volto di un paesaggio, come il segno di una ferita mal cicatrizzata. Per il resto, la bellezza della nostra geografia sopravvive.
Sopravvive alle intemperie umane e sociali che si abbattono con violenza nell’ordinario.
Aida. Come sei bella. Davvero.

Rino Gaetano lo cantava nel 1977, narrando uno spaccato nitido della Storia Contemporanea italiana. A quarant’anni dalla sua morte, avvenuta nel giugno 1981, quel suo testo mi sembra attuale più che mai.
Il nostro è ancora un Paese diviso, più nero nel viso, più rosso d’amore.
Neanche quel cavallo pazzo del Covid-19 è riuscito ad unire: è stato come una livella, buon assist del Principe de Curtis, ma divisiva. Incredibile, vero?!
Covid sì, covid no. La terra dei cachi.
Vaccino mio, mors tua; anzi no. Vaccino tuo, mors tua. Comunque vada, mors tua.
Sedicenti movimenti politici sono stati rigurgitati dalle piazze nere d’un tempo, celandosi (mica tanto) nei cortei No-Vax (o guidandoli direttamente), salvo poi millantare simil-green pass per entrare negli stadi.
Avete saputo? Si possono comprare anche quelli, sì! I green pass, falsi! Tutto in modo illecito, certo. That’s Italia.
Aida. Come sei bella.

Ma per fortuna c’è lo Sport.
Quello sì che è andato forte, in questa mirabile, anzi magica, estate italiana: ci ha uniti.
La Nazionale di Calcio è salita sul tetto d’Europa, incollando milioni di telespettatori (me compreso) al divano di casa, mentre i gradi della bella stagione cominciavano a salire.
Alcune migliaia di quei telespettatori si sono poi incollati nelle piazze, con e senza mascherine. Ce n’è o ne ce n’è Coviddi? Ce n’è, ce n’è.
I contagi sono risaliti nelle settimane successive.
Però che goduria vincere a Wembley sugli Inglesi, che con il loro sovoir faire in salsa british sono stati tutto meno che eleganti, rifiutando il meritato secondo posto.  
Come fossero una squadretta qualsiasi di Prima Divisione di un Campionato territoriale qualunque.
Tornando a noi, una vera impresa calcistica si è compiuta, con al comando uno tra gli allenatori più bravi e intelligenti in circolazione, Roberto Mancini, di cui si incornicia nella memoria l’abbraccio fraterno con Gianluca Vialli, guerriero vero che ha combattuto con un male più infame di qualsiasi formazione stellare, e Lele Oriali, mediano leader dell’Inter degli anni 70, dell’Italia e di Ligabue.
Eredi di un calcio lontano, fatto di valori e sacrificio. E solo poi di denaro.
Aida. Come sei magica.

Poi le Olimpiadi di Tokyo. L’appuntamento tanto atteso del 2020, rimandato di un anno.
Anche qui l’Italia si è unita in un unico coro, seguendo in climax crescente altre imprese sportive di discipline meno popolari, ma comunque patriottiche.
Il medagliere azzurro ha toccato per la prima volta quota 40 con 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi. 
Tutti hanno applaudito alle conquiste dei nostri atleti azzurri con il 38% di origini incrociate : anche chi, nei mesi e anni precedenti, dubitava fortemente dell’integrazione multietnica e dell’insita ricchezza socio-culturale, prima che sportiva, facendo di quella critica punto da programma politico. Riscuotendo un discreto successo. Incredibile, vero?!
Aida. Come sei confusa.

Subito dopo, sono andate in scena le Paralimpiadi, anche se hanno occupato meno spazio nei palinsesti televisivi.
A parte questo dato (non trascurabile), un trionfo! 69 medaglie: 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi.
Memorabile il podio tutto azzurro per Sabatini, Caironi e Contrafatto nei 100 metri T63.
Sono proprio gli atleti paralimpici a dimostrare i più alti valori sportivi, oltre ad un attaccamento alla vita, raccontato da certe storie, davvero emozionante.
Dignità del sacrificio all’ennesima potenza, umiltà esemplare, intelligenza profusa: veri modelli cui tendere e imprese da far vedere nelle scuole.
Eppure una medaglia paralimpica vale – economicamente – poco meno della metà di una olimpica.
Aida. Come sei diversamente bella.

Non avevamo ancora digerito la dipartita del Maestro Franco Battiato, accaduta in primavera, e abbiamo dovuto salutare Raffaella Carrà, showgirl unica nel suo genere. Voce colonna sonora, seppur mixata, di un altro spaccato nudo e crudo, preciso, dell’Italia odierna: “La Grande Bellezza”, di Paolo Sorrentino, in cui la contraddizione di Aida emerge in tutto il suo splendore, in tutto il suo orrore, in tutto il suo torpore.
Regina della televisione e della Rai, per più di mezzo secolo Raffaella è entrata nelle case degli italiani, sradicando con eleganza sopraffina  molti tabù, sempre proiettata nel futuro.
E proprio la televisione ha aiutato ad elaborare il lutto, come spesso accade in questi casi.
La sfera privata, si sa, ha corsie tutte sue.   
Incredibilmente, quella stessa Rai in questi giorni premia i comici (?) Pio e Amedeo per aver innovativo il linguaggio televisivo. Scusate se lo ripeto: incredibile, vero?
Aida. Come eri e (non) sei elegante.

Poi ci ha lasciati Gino Strada. E il mondo ha perso ancora un po’ di umanità.
Lui sì che ha innovato, rinnovato, migliorato il mondo, con la sua azione salvifica.
“Spero che si rafforzi la convinzione che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.”
Ennesimo monito per l’indifferenza dilagante dei giorni nostri: riusciremo a trarre insegnamento?
La risposta la conosciamo già.
Ma su questi punti ci torneremo.

Settembre inoltrato. Riparte tutto. Riparte la Scuola. Riparte Nautilus.
Salite a bordo, e tenetevi stretti.
Aida ci stupirà, un’altra volta.