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Il testo di oggi si presenta come un’anomalia, qualcosa che si distacca dalle altre tematiche da me affrontate solitamente.

E’ un testo che ho recuperato da una qualche cartella dimenticata del computer, scritto nel 2017 e mai pubblicato. E’ la descrizione dell’impatto che ha suscitato su di me Agrigento, visitata nel 2017.

Ho deciso di pubblicarlo perchè in questo momento così particolare, di tensione, pesantezza e tristezza, la descrizione di una città, e quindi di un viaggio, potesse donare un piccolo momento di leggerezza.

“Le stradine si inoltrano nel cuore stesso della città, mostrando la vita delle persone che ad Agrigento abitano, che affrontano tutti i giorni la quotidianità di una città che giorno per giorno si svuota dei suoi abitanti, una città ormai visitata solo dai turisti, che accorrono per poter ammirare la famosa Valle dei Templi, per poi tornarsene a casa, meravigliandosi dell’incredibile storia e cultura che permea quel luogo, pensando ad Agrigento come ad una città incantata, rimasta ferma nel tempo.

Quel che ho visto io è una città che lotta per conservare il suo grandioso passato, ma che soccombe inevitabilmente all’ingombrante azione del tempo, che tenta di trattenere i suoi abitanti, ma che non ha i mezzi necessari per poterlo fare. Nonostante questo, la città si difende con eleganza dagli attacchi del tempo: nelle rovine che racchiude, spuntano macchie di colori, opere d’arte seminascoste dalle piante, ma presenti.

Attraversare il centro storico passando per cortili, strade private, sfiorando la privacy di chi ci abita, allungando lo sguardo verso luoghi nascosti, è un modo estremamente differente, ma pieno di sfumature, per vivere una città sconosciuta.

Agrigento è un’anziana signora elegante, che osserva dall’alto della sua notevole età il corso degli eventi, con un dignitoso distacco”.