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Premessa: legge 194/78, cioè la legge sull’aborto, che dal 1978 consente, nei casi previsti, di potere ricorrere all’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) in una struttura pubblica. 

Le cronache dal mondo riportano ancora casi drammatici di IVG negate e conseguenze nefaste. Anche in Italia troviamo alte percentuali di medici obiettori presenti negli ospedali: in almeno in 15 ospedali presenti sul territorio italiano il 100% dei ginecologi sono obiettori. Inoltre, in alcune regioni, l’RU 486, cioè la pillola per l’aborto farmacologico, è stata vietata

Non è tutto. Nel nostro Paese esistono, da circa 20 anni, i cimiteri dei feti.

Riguardo quest’ultimo punto, anche la sepoltura dei feti, come l’aborto, in Italia è normata dal regolamento di polizia mortuaria del 1990 (Capo I Denuncia della causa di morte e accertamento dei decessi articolo 7).

Nonostante la normativa vigente, nel settembre 2020, molte donne a Roma hanno scoperto l’esistenza di tombe in cui sono stati seppelliti, secondo il rito cattolico, i prodotti organici dei loro aborti volontari con tanto di lapidi, le quali riportavano nome e cognome delle donne accompagnati dalla data dell’aborto, il tutto a loro insaputa e senza consenso

La prima denuncia è stata fatta da Marta Loi su Facebook.

Poco dopo, nell’ottobre 2020, a Brescia viene documentata l’esistenza di un cimitero dei feti, con quest’ultimi seppelliti a prescindere dal consenso della donna e/o dei genitori.

«Ho avuto un aborto spontaneo nel 2015 in una clinica privata. Non avevo scelto il nome e non volevo organizzare il funerale. Eppure, ho scoperto che il feto è stato portato qui.»

Uno degli addetti al cimitero raccontò a Il Giornale di Brescia che anche senza autorizzazione vengono svolti dei funerali per queste creature

Un anno dopo, nel novembre 2021, si aggiunge un altro capitolo al caso:

“Mi sono sentita persa, non so neanche descrivere cosa ho provato. Ora il mio bambino l’ho perso per sempre.”⁠

Al cimitero Vaticano di Brescia i resti di bambini mai nati risalenti agli anni compresi tra il 2007 e il 2016 sono stati esumati senza informare le donne e le famiglie che avevano dato il consenso alla sepoltura e che, quindi, avevano fornito un recapito telefonico.

Nella scena politica italiana, il senatore Luca De Carlo, in forza a FDI, insieme ai colleghi di partito Isabella Rauti e Lucio Malan, ha presentato una proposta di legge che prevedrebbe l’introduzione dell’obbligo di sepoltura del feto, senza tener conto la volontà dei genitori. Ciò andrebbe a modificare l’articolo 7 del regolamento di polizia mortuaria, che dispone diverse procedure a seconda che si tratti di un “nato morto”, “feto” o “prodotto abortivo”. Secondo la normativa se i feti hanno un’età presunta inferiore alle 20 settimane, la sepoltura è a discrezione dei genitori. Il testo ufficiale non è ancora consultabile, ma è stato reso noto da fonti stampa.

Un’iniziativa simile è stata portata avanti anche in Abruzzo. Il presidente della Regione Marco Marsilio aveva espresso il proprio sostegno, ma la Commissione Pari Opportunità della Regione l’ha bocciata definendola “Incostituzionale e illegittima”. 

In tutta la vicenda si percepisce forte e chiara la retorica dell’aborto, secondo cui alla donna che si avvale di un suo diritto scegliendo di procedere con l’IVG la logica pro-vita impone le logiche della maternità, ciò vuol dire che il feto è il figlio ucciso dalla madre. La donna è una criminale.

Il problema più grosso non è l’esistenza dei cimiteri dei feti, ma è il fatto che la sepoltura avvenga nella totale ignoranza e inconsapevolezza delle persone interessate, con una gravissima violazione della privacy e in cui il dolore di una donna che ha avuto un aborto (spontaneo o terapeutico) viene sminuito, deviato e criminalizzato. 

“Ma io sono mamma di [nome omesso]. Quando mi chiedono se ho figli io rispondo tre, non due. Solo che del mio primo bambino non mi resta neppure più una tombicina. Era giusto rimuovere i nomi e anche le tombe di chi ha scelto di avvalersi dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma solo quelle. Così per riparare a un torno ne hanno fatto un altro”

I cimiteri dei feti sono una violenza silenziosa contro la libertà di scelta.

Illustrazione di Federica Giglio