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Ogni anno, si stima che in Polonia più di 120 mila donne tentano di uscire dal Paese per aggirare le restrizioni sull’aborto. Secondo l’organizzazione femminista Federacja na rzecz Kobiet i Planowania Rodziny, in italiano “Federazione per le Donne e la Pianificazione Familiare”, dal 2016, sono tra 80.000 e 120.000 le donne che praticano aborti illegali in patria o all’estero, ogni anno.

In Polonia sono in corso proteste portate avanti da attivistə pro-choice che urlano “ani jednej więcej”, “Non una di più”, sull’onda indignata di uno degli ultimi fatti di cronaca:

un’altra donna, Izabela, è morta in seguito ad un aborto negato. Il feto malformato è stato lasciato morire in utero e 24 ore dopo è deceduta la donna che, in seguito alla perdita di liquido amniotico, aveva richiesto di poter interrompere la gravidanza. I medici si erano rifiutati di praticare l’interruzione dal momento che la Corte di Cassazione polacca ha precedentemente affermato l’incostituzionalità dell’aborto, anche quello terapeutico. In Polonia, attualmente, i medici che praticano l’aborto e qualunque figura aiuti una donna a interrompere la gravidanza sono penalmente perseguibili.

Instead of protecting the life of the woman, the doctors think of saving the foetus. This is the chilling effect of the Constitutional Tribunal’s decision in action.” 

“Invece di proteggere la vita della donna, i medici pensano a salvare il feto. Questo è l’effetto agghiacciante della decisione della Corte Costituzionale in azione”.
(ndr)

Queste sono le parole pronunciate da Kamila Ferenc, l’avvocato della Federazione per le donne e la pianificazione familiare.

Molte delle associazioni polacche pro-aborto affermano che c’è stato un aumento esponenziale di casi di aborti illegali o effettuati all’estero, soprattutto dopo che l’aborto è stato riconosciuto dall’Europarlamento come diritto umano e trattamento sanitario essenziale.

Sono giunte anche voci di supporto dall’Italia dove molte persone si sono riunite davanti all’ambasciata e ai consolati polacchi nelle città di Torino, Milano e Roma. Questa non è solamente una questione polacca o europea, ma internazionale, dal Texas, dove sono state ripristinate le leggi anti-aborto, a Malta, dove l’aborto è ancora illegale.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che limitare la libertà di scelta e la salute delle donne non porta a meno casi d’aborto, ma anzi mette ancora più a rischio la vita delle donne che cercano e cercheranno, anche con metodi non sicuri, di esercitare una propria libertà di scelta sul proprio corpo.