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Dicembre è un mese di riflessione. Ogni anno, quando la sua fine si avvicina, ci ritroviamo a pensare a ciò che abbiamo vissuto. Tiriamo le somme, e traiamo le conclusioni di ciò che di meglio vorremmo per l’anno successivo così come degli errori che non dovremmo più ripetere.

Il 2020 è stato un anno estremamente complesso, del quale presto si leggerà nei libri di storia, e la pandemia non potrà che esserne l’argomento principale. Come ogni mese, però, sono qui ad aiutarvi a distogliere per qualche minuto lo sguardo da questo dramma in scala globale per riportare l’attenzione sullo stato di salute del pianeta che ci ospita.

Gaia ha passato un’anno terribile quanto tutti noi, ma forse lei ormai c’è abituata. Il suo malessere cresce incessante da decenni, eppure sui libri se ne parla ancora troppo poco.

Nel 2020 gli eventi climatici estremi hanno superato qualsiasi record, e i collegamenti di questi al cambiamento climatico, così come al surriscaldamento globale.

Le foreste hanno bruciato come non mai, basta dare un’occhiata a questa rilevazione Nasa per rendersene conto in maniera tangibile.

È  stato il secondo anno più caldo registrato nella storia. Le calotte polari sono in pericolo, in Siberia durante la primavera, si registrava, ogni giorno, una temperatura di 8 gradi superiore alla media. In Australia l’estate non è ancora iniziata e già si registrano 47,5°.

La conseguenze diretta è stata un’accelerazione dell’aumento delle temperature della superficie degli oceani di tutto il pianeta, la cui crescita costante era già allarmante prima.

E siccome il 2020 è l’anno del Covid, nemmeno Gaia poteva risparmiarsi le sue nefaste conseguenze: in meno di un anno di pandemia in mare si contano già più mascherine monouso che meduse.

Ma c’era da aspettarselo, già all’inizio della pandemia un rapporto del WWF aveva anticipato che se anche solo l’1% delle mascherine fosse stato smaltito scorrettamente, ogni mese ne sarebbero finite in mare dieci milioni. Dieci milioni nella più rosea delle ipotesi. Ma io non sono famosa per il mio ottimismo, ormai mi conoscete…

Il 2020 è un anno da dimenticare, tranne che per i suoi insegnamenti.

Questo è l’anno in cui ci siamo resi conto di quante cose abbiamo dato per scontato nel corso della nostra vita. Tutti quei sabati sera a lamentarci di come non ci fosse nulla da fare per diversi oltre che stare seduti al bar con gli amici, quanto tempo sprecato. Poi i tramonti, vogliamo parlare di quanti tramonti non abbiamo guardato attentamente? Il profumo dei fiori in primavera, quello di citronella d’estate. I profumi, tutti. Il mare, la montagna, le pieghe col ginocchio a terra tra le colline, le file per lo shopping il 24 Dicembre, perché c’è sempre un ultimo regalo da comprare.

Questo è l’anno in cui Dicembre potrebbe avere un significato più importante del solito. I buoni propositi che scriviamo ogni anno non saranno i soliti. Pochi penseranno di iniziare la dieta, molti penseranno agli abbracci, alle passeggiate, al ricongiungimento.

Questo è l’anno in cui potremmo decidere di meritare di meglio da ciò che verrà, e lo stesso vale per Gaia. È  stato un anno pessimo per tutti, ma si sta chiudendo con la speranza di un vaccino per noi. Cosa ne sarà di Lei invece? Siamo pronti per cercare una cura anche per la nostra Gaia?