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Sono milioni, e sono ovunque. Rivendicano il loro diritto a sopravvivere e lo fanno con impeto, rabbia, ironia e aggregazione. Sono giovanissimi e si sentono in pericolo, per questo non aspettano la maggiore età per iniziare a dire la loro. Hanno capito che non c’è tempo da perdere, che non hanno il tempo di aspettare, di maturare. Hanno paura del futuro, ne desiderano uno, e non c’è politico che potrà impedirglielo.

E’ il 2019, ci rimangono pochi anni per salvare il nostro pianeta, alcuni studi affermano che siamo già oltre il punto di non ritorno, e noi ci siamo finalmente svegliati. Era dal ‘69 che non si vedevano così tanti giovani in piazza, era da cinquant’anni che vivevamo sopiti nell’illusione che tutto andasse bene. Oggi un nuovo diritto deve essere rivendicato, il diritto alla sopravvivenza. Movimenti giovanili come Fridays For Future e Extinction Rebellion sono passati da uno stato embrionale alla maturazione completa in pochi mesi, l’obiettivo è uno: continuare a vivere.

Sappiamo che il nemico è il cambiamento climatico e, prima ancora, chi si oppone alla sua esistenza, ma quali siano le armi per combattere il primo e i secondi, non è del tutto noto.

Le manifestazioni chiedono un cambiamento radicale: salvare il pianeta non sarà un’azione semplice, sarà uno sforzo globale, ed è per questo che i vertici del mondo devono ascoltare.

Per assicurare un futuro al pianeta e alle persone, sarà necessaria una nuova impostazione dell’economia mondiale, non più fondata sul carbonio entro il 2050. Per arrivare a questo sarà necessario un nuovo accordo internazionale per il clima che sia legalmente vincolante e che sviluppi strategie di adattamento al cambiamento climatico per quegli ecosistemi che ormai sono troppo mutati per fingere che nulla stia accadendo. 

Ogni singolo Stato, dalla sua, dovrà fare molto più che “dichiarare l’emergenza climatica”. Bisognerà progettare strategie che azzerino le emissioni entro il 2050, promuovendo l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.

Se tutti questi sembrano obiettivi dei “grandi” a noi non resta che continuare a scendere in piazza per assicurarci che questo mutamento cominci. I numeri non permettono più di voltarsi dall’altra parte. 

Siamo nel bel mezzo di un movimento globale che promuove un cambiamento globale, il lieto fine sarà poter dire ai nostri nipoti: tu ci sei perchè io c’ero.

Bicchiere mezzo pieno: 7 milioni di giovani hanno mostrato la consapevolezza verso il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

Bicchiere mezzo vuoto: 500 scienziati hanno firmato una lettera con la quale dichiarano l’inesistenza di una emergenza climatica.

Sfida del mese: Manifesta a tuo modo. Non tutti possiamo scendere in piazza per farci sentire, allora usiamo la piazza virtuale. Usa i tuoi social tutti i venerdì di questo mese per esporre il tuo “striscione contro il cambiamento climatico” e tagga @educareallabellezza. Lo slogan migliore verrà pubblicato venerdì 8 Novembre in questa rubrica.