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-Mi raccomando, non metterti a parlare in chiesa e siediti ai primi banchi
– Si Ma, tranquilla.
– Attento alle scarpe nuove, il bianco si sporca facilmente!
– Sina!
– Ah e non..
– Sisi, ciao!

Così, chiudendo la porta alle sue spalle Diego interrompe, finalmente, le solite raccomandazioni della madre e svogliatamente si avvia verso la chiesa.

La chiesa, il piccolo spiazzale davanti e gli scalini sino pieni di gente, quasi tutti in mano hanno un ramoscello di ulivo o una treccia di palma accuratamente preparata e poi distribuita in chiesa. Gli uomini più fedeli alla tradizione e al rito restano fuori davanti il portone e riempiono lo spiazzale sorreggendo dei grossi rami di ulivo accuratamente preparati nei giorni precedenti. La folla e il poco spazio a disposizione gli impediscono di entrare così si perdono in qualche chiacchiera mentre distrattamente ascoltano la cerimonia dagli altoparlanti aspettando l’inizio della processione verso il “Calvario”.

Come i tanti altri anche Diego si ritrova lì insieme ai suoi amici.

– Ci siamo tutti?

Esclama Diego.

– Manca Paolo.

Ribatte pronto Antonio.

– Va bè entriamo Uguale?
– Dove? Ma hai visto quanta gente c’è?
– E che facciamo?
– Restiamo qui e aspettiamo la processione.
– La maestra si arrabbierà, è stata chiara al catechismo.
– Non si arrabbierà. La raggiungiamo appena esce dalla chiesa, tranquillo.

Mentre le rondini volano spericolate in cielo il prete, vestito con la pesante tunica rossa, esce finalmente dalla chiesa seguito da tutti ii fedeli.
Raggiunta la maestra Diego e gli altri si accodano alla processione.

– Manca qualcuno?

Chiede severa la maestra.

– Si, Paolo-

Fanno i ragazzetti in coro.

– Va bene, restate in fila e fate silenzio.

La lunga coda di uomini percorre a fatica le strade del paese, qualche centinaia di metri separano la chiesa dal luogo in cui si svolge la cerimonia, ma percorsi così sembrano diventare una distanza incolmabile per Diego e Antonio

– Che dici, ce la filiamo?

Furbescamente fa Antonio a Diego.

– Non lo so, se si accorgono della nostra assenza sono guai.
– Ma come fanno ad accorgersene con tutta questa gente? Diremo che siamo rimasti indietro.
– Mm va bene ci sto.

Tra la chiesa e il “Calvario” del paese si trova il bar in cui i ragazzi sono soliti passare le loro giornate. All’interno del bar è presente una seconda sala che da sbocco anche in una terza, all’interno delle quali si trovano i giochi più in voga del momento. Continuamente sostituiti dai gestori per continuare a dar seguito alla grande attrattiva che solo quei Cabinati sanno dare. Ed è proprio in quelle salette che Diego e Antonio sono diretti.

– Mamma mia e quando giochiamo…

Con loro grande sorpresa entrambe le sale sono piene di ragazzi più grandi di loro poco avvezzi alle pratiche ecclesiastiche e più inclini allo svago, intendi a sperperare la paghetta del giorno di festa tra i Cabinati, il biliardino e il biliardo. L’unica alternativa ora è aspettare e fare gli indifferenti, senza metter fretta ai più grandi, altrimenti c’è il rischio che per dispetto quelli non si staccano più dai giochi.

– Sai che facciamo intanto? Prendiamo i gettoni.
– Giusto, quanti ne prendiamo?
– Quanto hai in tasca?
– Cinquemila lire, tu?
– Pure io.
– Facciamo che mettiamo duemila lire a testa e prendiamo sedici gettoni?
– Giochiamo fino a domani così… prendiamone quattro a testa, tanto c’è molto da aspettare.
– Okok.

E’ quasi ora di pranzo, le salette iniziano a svuotarsi dei più grandi e a riempirsi di altri ragazzini, più o meno coetanei di Diego e Antonio. Con l’aria di chi la sa lunga i due si appropriano finalmente del Cabinato più grande, quello con l’ultimo gioco arrivato. Gli altri appena usciti dalla chiesa gli si fanno attorno per guardare.

– Ah bene, invece di venire a benedire la palma siete venuti qui?
– E bè? La maestra se n’è accorta?
– No.
– Allora vedete di non fare la spia, sennò…
– Ma ci fate giocare?
– Che?? Noi abbiamo appena iniziato.

Sono passate le 13:00 quando finalmente Diego rientra a casa.

– Ciao Ma.
– Ti sembra questa l’ora di tornare?
– C’era tanta gente, la funzione è durata più del previsto.
– Sei sicuro??
– Certo, puoi chiedere alla maestra se vuoi.
– Mm… ti sei comportato bene? O hai fatto coppia con Antonio come al solito?
– Nono, tranquilla, è andato tutto bene.
– Voglio crederti. Dimmi, la palma benedetta dov’è?
– Eh… la palma…