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Oggi si celebra l’importanza del coming out e della libertà di essere sé stessə.
Negli ultimi anni, tanti personaggi dello spettacolo hanno partecipato a questa manifestazione, incoraggiando a loro volta molte persone comuni, che hanno deciso di dichiararsi in questa giornata così importante. 

L’11 ottobre è stata scelta come data perché faceva riferimento al primo anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti LGBT, tenutasi l’11 ottobre 1987 guidata da due importanti figure: Robert Eichberg, psicologo del New Mexico, e Jean O’Leary, politica e attivista LGBT, dichiaratamente lesbica, di Los Angeles.

<<Molte persone pensano di non conoscere nessun gay o nessuna lesbica, ma in realtà tutti ne conoscono almeno uno/a. È un imperativo morale che noi veniamo allo scoperto e lasciamo che le persone sappiano chi siamo, distruggendo paure e stereotipi>>

Robert Eichberg,1993

Coming out è un’espressione usata per indicare una persona che sceglie di dichiarare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere ed è solo la prima parte dell’intera espressione “Coming out of the closet cioè “uscire dal nascondiglio”, letteralmente “uscire dall’armadio a muro”, cioè “uscire allo scoperto”. 
Questa espressione deriva a sua volta dalla metafora “skeleton in the cupboard / closet”, in italiano“scheletro nell’armadio”, la quale fa riferimento a qualcosa che si ritiene imbarazzante e che si preferisce tenere nascosto. 
La forma italiana “uscir fuori”, non ha prevalso su quella inglese, a differenza di quanto accaduto con altre lingue. In italiano con il medesimo significato è utilizzato maggiormente il verbo “dichiararsi”. 

Quest’immagine rappresenta il titolo di uno dei primi giornali da e per la comunità gay, ideato dal Gay Liberation Front, associazione nata in seguito alle proteste di Stonewall, proteste che col passare dei decenni arrivarono anche oltreoceano portando alla formazione del FUORI (Fronte  Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e alla rivista collegata “Fuori!”.

<<Noi oggi rifiutiamo quelli che parlano per noi. […] Per la prima volta degli omosessuali parlano per altri omosessuali. Apertamente, con orgoglio, si dichiarano tali. Per la prima volta l’omosessuale entra sulla scena da protagonista, gestisce in prima persona la sua storia […]. Il grande risveglio degli omosessuali è cominciato. È toccato a tanti altri prima di noi, ebrei, neri (ricordate?), ora tocca a noi. E il risveglio sarà immediato, contagioso, bellissimo.>>

Angelo Pezzana sul primo numero del “Fuori!”, 1971

Queste sono alcune delle prime dimostrazioni delle prese di posizione da parte delle persone appartenenti alla comunità LGBT+, le quali incoraggiavano altre persone a far sentire la propria voce unə dopo l’altrə e per iniziare a parlare per sé stessə.

Partendo da ciò che diceva Angelo Pezzana “Noi oggi rifiutiamo quelli che parlano per noi.”  è importante mettere in evidenza la differenza tra coming out e outing. Entrambe le espressioni significano “uscire allo scoperto”, ma la prima avviene quando è la persona interessata a dirlo ufficialmente, mentre la seconda si ha quando l’orientamento sessuale o l’identità di genere non sono resi pubblici dalla persona interessata, ma vengono “scoperti” da terze persone.
Il coming out è un atto volontario, mentre l’outing non ha alcuna autorizzazione da parte della persona interessata.
La prima è una forma di autodeterminazione, la seconda è violenza.
Coming out e outing non sono sinonimi.

Per concludere, è importante ricordarsi che non c’è un modo giusto o sbagliato per fare coming out, fare coming out è una scelta personale e non un obbligo.
Buon coming out day a chi è riuscitə a farlo con sé stessə, a chi lo ha fatto con le persone alle quali tiene e a chi prenderà coraggio e ”uscirà allo scoperto”!

Credit: gay.it