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Nel buio si avvera l’unione, accade.

È l’Abisso il mio Dio,

sono una Menade e lo pretendo.

È dolce la mia furia, devastate le mie dita

devastante il tocco.

Bramo parole, perle nell’oscurità.

Ogni fiato divora la notte,

ogni corpo è una luna a metà.

Invoco le nubi, la polvere negli occhi

e più vedo e più m’inebrio.

Condanna, verità, superbia.

Condanna, verità, superbia.

Condanna, verità, superbia: non so coniugare l’amore.

Edipo segue flauti

io seguo silenzi, assenze, oblio.

È un miracolo l’inesistenza.

Il mio oracolo cucito tra le gambe non sentenzia.

Profezie, presagi, prodigi.

Profezie, presagi, prodigi.

Profezie, presagi, prodigi: sono una metafora.

La tenda delle vene è dilaniata.

Il mio sipario sanguina e non c’è più nessuno,

il mio urlo è un silenzio e non c’è più nessuno.

Ho inciso nel rosa, ho dilatato la ferita

e sono uscita, come quando nacqui.

Illustrazione: dipinto di Egon Schiele, Totes Mädchen, 1910.